Al mare, ai laghi o ai monti, senza pensare di fare i finti tonti.

Molto spesso sono le occasioni meno formali che danno la possibilità, a chi le segue anche in via mediata, di mettere meglio a fuoco quanto è oggetto di conversazione durante il loro svolgimento. Così è successo ieri durante l’incontro del Premier Draghi con la stampa per i saluti di congedo per le vacanze.

Comunque gli italiani e altri osservatori ne siano venuti a conoscenza, dalla carta stampata o via etere, avranno senz’altro notato che il tutto è avvenuto in maniera molto leggera, nonostante l’importanza degli argomenti presi in considerazione. Essi sono stati principalmente due, da considerare entrambi alla stregua di bollettini medici: uno sullo stato di salute degli italiani, l’altro su quello dell’Italia. Messi ciascuno su un piatto della bilancia, se la stessa non va in perfetto equilibrio, poco manca.

Partendo dalla situazione socioeconomica del Paese, il Capo del Governo ha avuto buon gioco nel confermare che gli indicatori della ripresa sono tutti positivi. Su tanto c’è unità di vedute tanto da parte di chi si occupa di queste cose in Italia quanto di chi lo fa all’estero. Oltre che per l’importanza intrinseca di questa notizia, con esso corre alla stessa velocità il suo valore immateriale, vale a dire la riverniciatura a tinte luminose in atto nello Stivale.

Fuor di metafora, essa è una folata di credibilità che il Paese sta ricevendo e è più che mai ben accetta. Di tale positività un primo riscontro è traibile, seppure da  prendere con le pinze, dall’andamento della Borsa e dal parallelo ribasso dello spread. Intanto erano già circolate le considerazioni del ministro per l’economia Franco, che davano in aumento la variazione del PIL, collocandola al 5% per fine anno, a correzione del 4,6 precedentemente ipotizzato.

Senza voler gufare su un quadro così promettente, è l’altro bollettino, quello sulla salute degli italiani, che non riesce a rasserenare gli animi. Con oggi per la popolazione si spalancano porte e finestre a un menage più disinibito. Pertanto, a buona voglia o a forza, molti appelli alla prudenza sono destinati a rimanere disattesi.

Tra questi spiccano quelli di ieri del Premier Draghi, mentre poche ore prima si era espresso in tal senso anche il Presidente Mattarella. Ieri il Capo del Governo ha voluto assegnare agli italiani i compiti per le vacanze, coincidenti con la pausa di riposo dei loro rappresentanti politici a Roma.

Senza usare toni coercitivi, il Mario nazionale è stato ben preciso nel ribadire che senza vaccinazioni e senza osservare le misure di prevenzione oramai da manuale, non solo non si fa cosa utile per uscire dal guado, quanto si rischia di compromettere ciò che si è  fatto di buono finora.

I suoi inviti agli italiani a stringersi a coorte sono controbattuti da inopportuni echi espressi da tuttologi da baraccone. La competenza universale auto attribuitasi da costoro, fino a qualche giorno fa sfuggiva anche ai loro stessi familiari. Situazioni del genere in passato si sono già verificate, declassate da chi di competenza a esperimenti esoterici messi in atto senza ritegno da improbabili apprendisti stregoni.

In passato si è assistito alla preparazione di sieri con ingredienti scelti da fantasie fervide e distorte, quasi mai disinteressate. Questa volta apripista sono stati i no vax.
È tanto noto il loro comportamento che non vale la pena riprenderne la trattazione.

Può invece essere utile dedicare un minimo di attenzione a color che son sospesi. Essi si schierano contro tutto e tutti e non propongono assolutamente niente di alternativo: la loro operatività è pari a zero, mentre i danni che causano sono tanti e di vario genere, riassumibili di massima in disordine e confusione.

È un modo di remare contro che prescinde dall’orientamento politico; si può ipotizzare solo che si tratta di una forma di ignoranza, unita a saccenza e presunzione. I personaggi in questione sono molto pericolosi perchè bravi a cavalcare la tigre del  dissenso. Del resto l’esibizionismo non è un fenomeno nuovo per l’umanità.

Oltretutto il loro e un comportamento che già fu tipico dei Farisei. Di tale genia la storia si ricorda a mala pena e non la annovera certo tra gli agglomerati umani da prendere a esempio per modo di comportarsi.

Per ora dal contado è tutto, facendo appello alla benevolenza di chi legge se è poco.

*Ponte è una della città del vino italiane dove Domenico Ocone è nato e risiede.