Il bravo marinaio si distingue quando si spezza un albero delle vele mentre il mare è in tempesta.

Il bravo marinaio si distingue quando si spezza un albero delle vele mentre il mare è in tempesta.

Un dubbio avrà assalito chi ieri ha assistito alla TV alla maratona delle dichiarazioni di voto al Senato per la fiducia al governo.

Draghi, in un tempo ormai lontano, è stato, seppur da dilettante, un maratoneta, ma inter  pares, quindi senza vantaggi o penalizzazioni rispetto agli altri concorrenti,

Ieri, pur essendo temprato dalle sue trascorse esperienze professionali, è presumibile che un pizzico di disagio lo abbia provato.

Alle sue dichiarazioni programmatiche prima del voto, riconosciute sobrie e condivisibili pressoché unanimemente dai mezzi dell’informazione, più volte sono pervenute risposte dall’aula a dir poco disarmanti, tanto sono state vaghe, imprecise e pretestuose.

Nonostante ciò, i voti di fiducia che il Premier e il suo esecutivo hanno ottenuto sono stati di gran lunga più numerosi dei voti contrari.

Oggi sarà la Camera che dovrà esprimersi con il voto di fiducia.

È previsto intorno alle 21, dopodiché il governo sarà  pienamente titolato a esplicare le funzioni che gli competono.

Con rammarico si deve prendere atto che la disparità, meglio indicarla come baratro, che esiste tra il Primo Ministro e chi siede con lui tra i banchi di Palazzo Chigi si sta evidenziando sempre più.

Inevitabilmente sta creando e creerà ancor più discrasie. Per dirla in parole povere, è come se un vitello legato a un carro dovesse trainare un carico di asini, con il rischio di stramazzare sotto il peso e rovesciare il carico.

Draghi dovrà far appello fin da subito, oltre che alle sue ben note prerogative, anche a Giobbe perché gli insegni a rafforzare la rara virtù della pazienza.

Finalmente da domani il motore del Paese sarà funzionante ma non ancora a regime.

Ciò che maggiormente preoccupa gli italiani e non solo loro è che una sola rondine non fa primavera.

Nè il Professore gode del dono dell’ubiquità che avrebbero i santoni indiani.

Sicuramente, per un europeista e atlantista convinto come è lui, sarà necessario allontanarsi frequentemente dalla  sua sede istituzionale.

Senza tralasciare che ha ricevuto in eredità da chi lo ha preceduto un contratto preliminare con la Cina che non converrà certamente  disdettare ex abrupto.

Stando così le cose, ci sarebbe da far voti perché quelli della squadra di governo che dovranno restare a Roma mentre il Premier sarà assente, non disperdano le proprie energie ma si stringano a coorte per trovare la soluzione almeno a parte dei tanti problemi che stanno assillando l’Italia.

Evitando accuratamente di ballare -in senso figurato- se non far di peggio, alla maniera dei topi quando il gatto di casa è via.

L’ipotesi non è tanto remota.

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